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Tag:studio medico legale malasanitĂ  pinerolo

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La scheda di dimissioni, in virtù del provvedimento del 1991, rappresenta parte essenziale della cartella clinica. Di conseguenza, essa è soggetta agli stessi requisiti stabiliti per la cartella clinica e dunque, come stabilito dal Ministero della Sanità «Linee guida n. 1/95», anche la medesima è un documento pubblico che possiede rilievo giuridico della cui precisa e giusta redazione ne risponde il primario.

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Siffatto decreto ministeriale stabilisce, altresì, che la scheda di dimissione rappresenta «titolo per accedere alle rimunerazioni delle attività di assistenza sanitaria». Questo assegna alla cartella clinica, di cui la scheda di dimissione è parte essenziale, oltre al classico attributo di documento pubblico di rilievo giuridico provvisto di fede privilegiata, pure quello di atto di rilevanza economica-amministrativa della Pubblica Amministrazione.

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Del giusto mantenimento e della regolare custodia delle cartelle cliniche fino alla deposito nell’archivio centrale ne risponde il primario e, in base alle competenze attribuitegli, il suo collaboratore che subentra se il primario risulta assente; della custodia nell’archivio centrale mentre ne risponde il direttore sanitario (cfr. Legge Petragnani - R.D. 30 settembre 1938, n. 1631 - e, in seguito, il D.P.R. n. 128 del 27 marzo 1969). Il D.P.R. n. 225 del 14 marzo 1974 ha previsto inoltre che l’operatore sanitario può appuntare sulle schede cliniche le sue rilevazioni ed e suo dovere custodire tutti i documenti clinici fino a quando vengono consegnati agli archivi centrali.

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Le cartelle cliniche, insieme ai connessi referti, devono essere custoditi negli archivi centrali per un tempo illimitato in quanto costituiscono un documento pubblico essenziale per la garanzia del diritto, oltre ad essere un fondamentale documento di natura storicosanitario. I documenti diagnostici e radiografici, poiché non sono considerati documenti pubblici, vanno mentre custoditi per un tempo non superiore ai 20 anni.

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In assenza di altre regole per la conservazione delle cartelle cliniche che ne permettano la loro l'integrità e l’accesso ai soggetti che ne hanno diritto, riferendosi alla salvaguardia della privacy e al trattamento delle informazioni, dette sensibili, il direttore sanitario, nominato dalla struttura, può affidare ai suoi collaboratori (sia sanitari che operatori) la funzione di custodire la cartella clinica e di osservare i parametri minimi di tutela previsti dal D.Lgs. n. 3 18/1999.

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Per ciò che concerne mentre le cliniche private, in virtù del D.M. del 5 agosto 1977, la custodia delle cartelle cliniche spetta alla Direzione sanitaria e in caso di fine dell’attività le medesime verranno messe a disposizione dell’Ufficio comunale o consorziale di igiene.

La responsabilitĂ  a livello civile e penale.

L’art. 15 del nuovo Codice di deontologia medica sancisce che «nel compilare la cartella clinica il sanitario deve attenersi ad un preciso dovere di diligenza, di cura, ad una precisa e scientifica annotazione delle notizie e ad una attenta enunciazione dei propri giudizi».

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