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Responsabilità medica penale: In virtù del comune orientamento giurisprudenziale <> [Cass. pen., Sez. IV, n. 11335, 16 gen. 2008; Cass., Sez. VI, 14 febbraio 2006, in C.E.D. Cass., n. 233851]. Di recente la Cassazione ha stabilito le limitazioni di rilievo penale del consenso informato decretando che la responsabilità del medico non può individuarsi soltanto nel caso in cui lo stesso abbia omesso di informare il paziente dei rischi del trattamento se siffatta mancanza informativa non ha causato l'impossibilità del sanitario di apprendere le circostanze (come, per esempio, reazioni allergiche del paziente) che abbiano inciso in maniera negativa sul risultato della terapia: <<...pur se la prestazione medico chirurgica per essere valida e legale deve presupporre il consenso informato del paziente non si può ammettere che dal trattamento eseguito in mancanza di consenso o con un consenso ritenuto invalido possa farsi derivare la colpa del sanitario per lesioni volontarie, ossia in caso di decesso, di omicidio preterintenzionale...>> E inoltre: <<...non si può supporre l’assenza del consenso informato come elemento di responsabilità poiché il dovere di ottenere il consenso informato non include una norma cautelativa la cui violazione incide sulla colpa...>>. [Cass. pen., sez. IV, n. 37077 del 30 settembre 2008].

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Dunque, con una ridimensione della posizione giurisprudenziale, per la quale l'attivitĂ  del sanitario senza il consenso del paziente includerebbe sempre, di per sĂ©, una trasgressione di rilievo penale, le Sez. un. Della Cassazione hanno decretato che: 

Infine viene segnalata un’altra sentenza che, riferendosi ad una vicenda di omicidio colposo, evidenzia la comune inclinazione a delimitare il rilievo penale relativo all’assenza del consenso informato in specifici casi: In ambito di terapia medico-chirurgica, nel caso in cui, in assenza del consenso informato ossia di fronte ad un consenso dato per una terapia differente, il medico effettui un’operazione da cui consegua il decesso del paziente, non è individuabile il reato di omicidio preterintenzionale, in quanto lo scopo terapeutico comunque attuato dal sanitario si deve ritenere inconciliabile con la cosciente volontĂ  di cagionare una lesione dell'incolumitĂ  fisica del soggetto offeso mentre utile per l'inclusione degli atti tesi a compiere il reato di lesioni previsti dall'art. 584 c .p.>> [Cass. pen., Sez. IV, n. 11335, 16 gen. 2008; in senso conforme: Sez. IV, 9 marzo 2001, Barese, in Riv. pen., 2001, p. 806; Sez. I, 29 maggio 2002, Cass. pen., 2003, p. 1945, con nota di Marra. Passo indietro di 10 anni nell’ambito del consenso del paziente nella prestazione medico-chirurgica. Contra: Sez. V, 21 aprile 1992, ivi, 1993, p. 63, con nota di Melillo, Comportamento medico arbitrario e responsabilitĂ  penale]. 6.1. Il termine per presentare querela nell’illecito di lesioni colpose. In virtĂą della posizione giurisprudenziale, il limite di 3 mesi stabilito dall'art. 124 c.p.  (Cass. pen., Sez. IV, 20 gennaio 2008, n. 13938, in CP, 12-2008, p. 4666). Dunque, tra i fattori che determinano la "consapevolezza dell’evento" vi è, oltre al fattore materiale dell’evento pure il suo riferimento ad uno specifico soggetto (sanitario, ausiliario, etc.).

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A questa posizione si contrappone altra giurisprudenza che, in tema di colpa sanitaria, sostiene che l'inizio della decorrenza non può essere stabilito a piacere dalla parte, quando pure si serva dell’assistenza di legali o tecnici per ottenere la totale consapevolezza del reato, poiché il termine si fissa a tutela del soggetto querelabile (Cass. pen., Sez. IV, 11 aprile 1989, n. 5046, in C.E.D. Cass., n. 180993).

Ne deriva che è dovere di chi contesta la tardività della querela ottenere il conseguente accertamento che essa non può essere caratterizzata da mere ipotesi o supposizioni. Nella prassi, spesso il paziente, nel caso in cui si serva dell’assistenza di legali e tecnici, è già largamente cosciente sia del pregiudizio subito e sia a chi esso possa essere imputato.

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